Filosofia

Dimmi cosa sogni e ti dirò chi sei: viaggio nella storia della psicoanalisi

In realtà non ricordo esattamente cosa fosse successo quella notte: ero sola, o forse in compagnia di qualche sconosciuto; camminavo, forse correvo, oppure volevo correre, ma sembrava fossi legata a qualcosa che mi impediva di muovermi adeguatamente. Inciampai, sarà stato per colpa di un gradino: un senso di agitazione, paura ed euforia mi pervase lo stomaco, mi sentii come caduta nel vuoto.

Poi nient’altro, il buio. Cerco in ogni modo di rievocare quelle immagini, ma non ci riesco: in fondo, è stato solo un sogno.

Un fenomeno psichico che, mediamente, accompagna ogni uomo decida di abbandonarsi fra le braccia di Morfeo: il sogno. Quello che sogniamo rivela spesso e in modo palese la voglia di appagamento di un nostro desiderio, una finestra sul nostro inconscio, qualcosa di personale ed intimo. Eppure, nel sonno di tutti, ci sono temi ricorrenti. Da qui si può partire, affrontare un viaggio per conoscersi meglio, avvicinarsi a quello che desideriamo nel profondo, con una premessa: siamo responsabili di quello che sogniamo.

“I sogni son desideri
Di felicità,
Nel sonno non hai pensieri
Ti esprimi con sincerità [...]”

I sogni son desideri, a dirlo non è solo la Fata Smemorina di Cenerentola: a chi avete pensato accennando questo argomento? Sicuramente l’illustre Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, il medico viennese che agli inizi del ‘900 ha stravolto un intero ramo della medicina, grazie alle sue intuizioni sulle nevrosi e l’interpretazione dei sogni, che ha poi influenzato ogni altro ambito culturale: la filosofia, la letteratura, l’arte. Tuttavia, Freud non rappresenta altro che la punta perfetta di un grande “iceberg”: chi, molto prima di lui, ha ricercato una spiegazione al fenomeno del sogno?

«Un compagno forte verrà da te, uno che può salvare la vita di un amico, egli è potente nella montagna, egli possiede la forza. La sua forza è così grande come quella del firmamento di An. Tu lo amerai come una moglie, e lo terrai stretto a te, ed egli avrà sempre cura della tua salute. Il tuo sogno è buono e favorevole.»

La prima testimonianza scritta si trova in uno dei primi libri prodotti dal genere umano, l'Epopea di Gilgamesh, composta intorno al 2000 a.C: Gilgamesh sogna di incontrare Enkidu, con il quale è in lotta, ma poi, riconosciutane la forza, lo porta davanti alla madre; è proprio lei l’interprete di questo sogno rivelatore.

Le civiltà antiche, come i Sumeri e gli Egizi, attribuivano al sogno proprietà chiaroveggenti, premonitrici e terapeutiche, definendolo addirittura un “misterioso messaggero” inviato per loro dalla dea Iside.

Furono i primi a servirsi dei sogni per scoprire il destino, il ruolo dell’uomo nell’Universo, per conoscere le cause delle malattie, le terapie adeguate per curarle. Non a caso in Egitto sorsero i primi riti d’incubazione: rituali sacri con il proposito di ricevere nel sogno rivelazioni divine, ai fini di una guarigione.

Di trattare la natura e l’origine del sogno su basi scientifiche oltre che filosofiche si interessarono poi i Greci. Ippocrate, ad esempio, riteneva che i sogni potessero essere considerati un mezzo per capire lo stato di salute dell’uomo: questo perché l’anima, di notte, visitava gli organi del dormiente, riconoscendo i probabili disturbi.

"Nulla vieta di credere che i discorsi che ora facciamo siano tenuti in sogno; e quando in sogno crediamo di raccontare un sogno, la somiglianza delle sensazioni nel sonno e nella veglia è addirittura meravigliosa"

Platone, anticipando addirittura la teoria freudiana, vedeva nel sogno la manifestazione di istinti e desideri repressi durante la veglia, dalla censura della ragione e dominati dalle regole sociali. Nel sonno, poiché la parte razionale dell’anima dormiva, essa non poteva esercitare alcun controllo sulla parte irrazionale, che si abbandonava a visioni folli, istintive, perfino incestuose. Ed ancora Aristotele, che al sogno dedicò due brevi trattati nei Parva naturalia (Dei sogni e Della divinazione nel sonno), fornì una completa trattazione di tale fenomenologia:

"[...]una sorta di immagine che compare nel sonno"

Il sogno gli appariva come un'immagine, prodotta quando l'anima si chiudeva nel sonno.

"Ciò che accade nel sogno non sembra essere così chiaro e così distinto come ciò che accade nella veglia. Ma pensandoci sopra mi ricordo d'essere stato spesso ingannato, quando dormivo, da semplici illusioni."

Inganni, è in questo modo che Cartesio descriveva il sogno, ricercando in esso una spiegazione che potesse arricchire la sua filosofia del dubbio. Ma Cartesio non fu il solo a parlare di illusioni: precursore di un altro pensatore, la cui filosofia è incentrata su questo tema. La filosofia della soggettività, del “Il Mondo è una mia rappresentazione”, una rappresentazione ordinata da forme a priori di spazio e tempo, sistemate dall’intelletto attraverso la teoria della casualità. Ma Schopenhauer sapeva bene che l’intelletto non portava oltre la realtà sensibile; e cos’era, questa realtà fenomenica, se non una semplice e pura illusione? Per questo motivo non era possibile fare una distinzione netta tra sogno e veglia: il primo ha solo meno continuità e coerenza. Così come Platone affermava che gli uomini vivessero nei sogni, o come Shakespeare che “noi siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni”, sulla scia di questi pensatori, Schopenhauer scrisse:

"La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro. La lettura continuata si chiama vita reale. Ma quando l'ora abituale della lettura (il giorno) viene a finire e giunge il tempo del riposo allora spesso seguitiamo ancora, fiaccamente senza ordine e connessione, a sfogliare qua e là qualche pagina: spesso è una pagina già letta, spesso un'altra ancora sconosciuta, ma sempre dello stesso libro"

L’antichità classica vedeva i sogni come profezie, delle interazioni fra umano e divino, delle superstizioni. Ma col passare del tempo, nel corso della storia, si fece strada un personaggio destinato a cambiare radicalmente la visione di questo fenomeno.

“Sembrava assolutamente impossibile che qualcuno che avesse compiuto seri lavori scientifici potesse poi rivelarsi un interprete dei sogni

Sigmund Freud[note]Che abbiamo già incontrato parlando del suo carteggio con Einstein QUI[/note] per primo volle andare oltre: scoprire il “contenuto latente e manifesto" dei sogni portandoli all’interno della scienza, considerandoli come conseguenza di un sintomo nevrotico incompreso. Con l'interpretazione dei sogni, nacque quella disciplina di indagine psicologica profonda chiamata oggi psicoanalisi. Lo sviluppo della psicoanalisi andò di pari passo con l'elaborazione e l'analisi dei sogni, non solo dei pazienti ma anche degli stessi analisti.

Freud dedicò una gran quantità di tempo, così come Jung e ogni altro psicanalista del periodo, allo studio dei propri sogni.

A tal proposito, ecco come un’intervista rivolta a Jung ci permette di capire meglio di cosa stiamo parlando:

Si può dire che la psicoanalisi nacque con l'atto di ripiegamento riflessivo dello stesso Freud sui contenuti provenienti dall'inconscio che gli si palesavano tramite le immagini oniriche dei sogni. Così facendo, egli per primo iniziò a percorrere una nuova via di conoscenza che fa di lui il pioniere e padre di quella moderna psicologia, che ben presto attirò a sé una quantità enorme di medici e pazienti desiderosi di intraprendere tale percorso. Freud per sua formazione andò in sintonia con la medicina ufficiale, ma bisogna ricordare che la psicoanalisi ebbe origine proprio perché Freud non si conformava con la scienza Positivista del tempo, in quanto non garantiva alcun significato sperimentalmente concreto.

Ciò nonostante, il sogno e l'interpretazione di sogni costituiscono il fondamento che diede origine a questa disciplina, determinandone lo sviluppo e la creatività.

Il padre della psicoanalisi contribuì enormemente ad alimentare la fantasia, stimolare il genio creativo di molti artisti, in particolar modo dei surrealisti. Il Surrealismo passò alla storia come una di quelle correnti che cambiò per sempre il modo di fare arte, superando limiti, paletti e tabù e rappresentando, per la prima volta, gli angoli più profondi e bui dell’inconscio e della psiche umana, materializzandone sogni, desideri ed incubi. I surrealisti cominciarono a considerare la creatività come una forma di attività artistica superiore, l’unica in grado di raggiungere una poesia suprema, svincolata dalla tirannia della ragione, appellandosi a quell’intrinseco universo subconscio tanto proclamato da Freud.

Egli, tuttavia, si ostinava a non voler comprendere gli artisti contemporanei: fantasiosi artisti che nulla avevano a che spartire con la sua scienza della psiche umana, provava addirittura una sorta di irritazione per l’interesse che gli artisti nutrivano verso di lui. Freud ammirava solo i grandi maestri del passato: aveva una speciale preferenza per Leonardo, collezionava reperti archeologici etruschi, egiziani, greci e romani.

In tal senso, Salvador Dalì fu il solo surrealista che il medico viennese cominciò ad apprezzare verso la fine della sua vita, proprio perché vedeva in lui rivivere la pittura degli antichi.

E nel suo dipinto “Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio” (1944), Dalì trasferì non solo i concetti di Freud in campo artistico, ma illustrò uno dei meccanismi mentali studiati dallo stesso Freud, ovvero l’effetto che uno stimolo esterno, percepito durante il sonno, produce sul sogno stesso. L’Analista rimase impressionato ed affascinato dalle opere e dalla personalità di Dalí e, successivamente al loro incontro, scrisse in una lettera a Stefan Zweig:

“[…] ero tentato di considerare i surrealisti, che apparentemente mi hanno scelto come santo patrono, come dei pazzi integrali. Il giovane Spagnolo, con i suoi candidi occhi di fanatico e la sua indubbia padronanza tecnica, mi ha incitato a riconsiderare la mia opinione. Sarebbe Interessante studiare la genesi di un dipinto come questo da un punto di vista psicoanalitico.”

La Psicoanalisi, dei sogni, ne fece un vero metodo d'indagine della psiche umana, fino a quando non venne messa seriamente in crisi, negli anni '70, da due ricercatori di Harvard: J. Allan Hobson e Robert McCarley. Secondo i due studiosi, i sogni non erano altro che impulsi nervosi del tutto casuali: formularono un'ipotesi chiamata di “attivazione e sintesi”. La fonte dei sogni era una scarica di impulsi nervosi che “attivava” le cellule della corteccia cerebrale, provocando immagini e sensazioni che poi il cervello “sintetizzava” secondo un preciso significato.

Come è ovvio che sia, il progresso scientifico e tecnologico ha oggi permesso la diffusione di tecniche sofisticate: se oggi è possibile trattare un discorso scientifico sui sogni, è sicuramente anche grazie alla fisica e alla straordinaria precisione delle tecniche di misura a cui essa ha condotto. La possibilità di studiare il dreaming brain, il cervello mentre sta sognando, legata alle tecniche di ricostruzione di immagini, le neuroimaging, permettono non solo di capire ma perfino di indurre sogni lucidi, sogni in cui l’uomo è cosciente di sognare ed è in grado di controllare i propri sogni. Questa stimolazione artificiale, oggi detta “stimolazione magnetica transcraniale” (Transcranial magnetic stimulation), si basa sulla generazione di piccole correnti all’interno del cervello, mediante un campo magnetico variabile generato all’esterno e quindi in maniera non invasiva. Si tratta di correnti indotte in base alla legge di Faraday-Neumann-Lenz della quale abbiamo già parlato qui:

Quando la notte spegne i riflettori della coscienza razionale, il cervello è libero di portarci lì dove la nostra natura, il nostro Sé più autentico, vuole andare per rigenerarsi nell'Inconscio. Il sonno occupa circa un terzo della nostra vita, i sogni popolano circa il 25% del nostro riposo e, di conseguenza, sogniamo mediamente per un dodicesimo della nostra intera esistenza.

Perché sogniamo? Qual è il senso delle nostre fantasie notturne?

Per la scienza le risposte a queste domande sono ancora un mistero. Una solo cosa è certa: i sogni costituiscono una fetta insostituibile di ciò che significa essere umani.

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